Estate 1975. Una tredicenne diventa, senza che nessuno chieda il suo consenso, “l’arminuta” cioè la ritornata. Fa cioè ritorno a una famiglia biologica di cui non sapeva nulla. Passa da un’agiata esistenza piccolo borghese a una vita nelle campagne abruzzesi in cui regnano la povertà e la mancanza di cultura. Giuseppe Bonito prosegue con rigore e con grande efficacia il suo percorso di indagine sulle dinamiche familiari. Dopo il convincente esordio con Pulce non c’è e il film tratto dal monologo di Mattia Torre, Figli (con Valerio Mastandrea e Paola Cortellesi), si confronta ora con il romanzo vincitore del Premio Campiello scritto da Donatella Di Pietrantonio. L’Arminuta, grazie anche all’interpretazione delle due giovani bravissime protagoniste, si è rivelato tra i lungometraggi italiani più belli e sorprendenti della stagione.